I
Celti o Gallo-Carni si presentano alla storia come una
delle stirpi celtiche (facenti parte di una unità culturale
di base, chiamata per convenienza di La Tène o lateniana, dal
villaggio alpino più ricco di ritrovamenti) stanziatasi in
un territorio già occupato dai Veneti e prossimo ad essere
occupato dai Romani.
Sul piano delle usanze funerarie, i Gallo-Carni si innestano, al
loro giungere sul nostro territorio, alla tradizione venetica e,
dopo l'arrivo dei Romani, in quella latina, tutte e tre basate prevalentemente
sul rito dell'incinerazione. A Dernazzacco, presso Cividale,
ove è stata scavata all'inizio del secolo una grande necropoli
mista, è difficile separare una dall'altra le singole culture,
ma è chiaro, tuttavia, che Veneti a monte e Romani a valle
hanno compresso le tombe celtiche e i loro corredi funerari con
fortissime influenze culturali.
A parte, poi, le necropoli, è ancora più arduo riconoscere
strutture abitative celtiche o venetiche per l'impiego all'epoca
di materiali deperibili, come legno, argilla e altro. Il che non
significa ovviamente, che possa essere messa in dubbio una «certa»
presenza celtica nella regione friulana.
Di
grande interesse, infatti, sono i ritrovamenti di monetei, di piccoli
bronzi figurati, di reperti propri della tipologia culturale celtica,
senza contare che tra Veneti e Celti esisteva una stretta affinità
di costumi e di abitudini, pur se i Veneti si differenziavano
per la lingua.
La zona lungo il Piave e la Livenza ha restituito non poche testimonianze
archeologiche comprovanti questa singolare situazione che, del resto,
è attestata anche da un passo di Polibio. Inoltre, studi
recenti hanno espresso la convinzione che esistessero buoni rapporti
commerciali tra Celti e Veneti sul fronte occidentale, ma altrettanto
e forse più intensi e frequenti quelli tra Celto-Carni e
Celto-Norici ai confini settentrionali e nord-orientali, con la
partecipazione sempre più vasta e incisiva di banchieri e
mercanti romani, tra i quali, soprattutto, gli aquileiesi.
L'economia del Regno Norico (Magdalensberg), costituitasi intorno
alla metà del II secolo avanti Cristo, disponeva di
prodotti siderurgici e metallurgici ma difettava fortemente di prodotti
vetro-ceramici, tessili ed alimentari e tra questi, principalmente
di vino e olio. Su questa base si forma una corrente commerciale
a due sensi, che collegava Aquileia
a meridione col Magdalensberg a settentrione, passando per il Canal
del Ferro, Venzone, Gemona, Tricesimo e giù, lungo la riva
destra del Torre, fino alla piana di Aiello
e di Terzo
di Aquileia.
Naturalmente, lo scambio diventa col tempo ineguale, poiché
la penetrazione militare romana oltre i confini alpini della penisola
italica trasforma a poco a poco la reciprocità in predominio,
con la definitiva conquista della regione (15 a.C.), la decadenza
del Magdalensberg e la costruzione di una nuova città romana,
il municipium Claudium Virunum, collocata a meridione del vecchio
aggregato celtico e dell'annesso centro commerciale ove i mercanti
latini avevano sistemato in origine i loro magazzini.
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