Se
Aquileia
decade da emporio commerciale e da centro industriale per opera delle
invasioni barbariche, essa acquista nuova linfa dalla presenza di
un forte gruppo di cristiani che ne esaltano, in più secoli
e assieme a Grado, la funzione di matrice della diffusione del Cristianesimo
in tutta la regione orientale.
Grado raccoglie l'eredità romana di Aquileia
per poi trasmetterla dopo alcuni secoli a Venezia. Nei tempi romani,
Grado diventa un'isola di villeggiatura e di svago per i
signori e una stazione (graduò) per le navi e il deposito
delle merci.
Con il Cristianesimo, Grado e Aquileia
, ma anche Concordia e Cividale, si arricchiscono di monumenti artistici,
sui quali si tramandano le fasi della diffusione religiosa e si
celebrano in sculture e mosaici gli uomini più rappresentativi
del clero locale.
Come diocesi, prima del IX secolo, vale a dire in tempo paleocristiano,
Aquileia abbraccia si curamente il vecchio municipium di Aquileia
nonché quello di Forum Iulii (Cividale), mentre all'esterno
si trovano, a settentrione, la diocesi di Iulium Carnicum
(Zuglio), ad occidente quella di Concordia e ad oriente le
diocesi di Tergeste (Trieste) e di Aemona (Lubiana).
Successivamente alle invasioni avariche del principio del VII secolo,
si mantengono distinte le diocesi di Concordia e Tergeste, ma quelle
di Aemona e Iulium Carnicum vengono incorporate di fatto nella diocesi
aquileiese e sottoposte alla giurisdizione diretta del suo vescovo.
Nel
737, il vescovo di Zuglio, Amatore (succeduto a Fidenzo
che aveva abbandonato l'insicura residenza originaria per Forum
Iulii) viene estromesso dal patriarca Callisto che d'ora in poi
eleggerà la sua sede a Cividale, preferita a quella precedente
nell'angusto castrum di Cormòns.
La giurisdizione diocesana di Aquileia, benché rivesta una
sua figura ben definita, non acquista pieno significato se non viene
inserita nel più vasto ambito della giurisdizione metropolitica,
a capo della quale è sempre il vescovo ma col titolo superiore
di patriarca.
Le testimonianze della fine del VI secolo, che rimandano ad una
realtà di molto precedente a causa dell'invasione di attila
del 452 e dissidi religiosi, attestano che le sedi che dipendevano
da Aquileia erano le seguenti:
nella Venetia: Acilum (Asolo), Altinum, Bellunum, Concordia, Feltria,
Iulium Carnicum (Zuglio), Opitergium (Oderzo), Patavium (Padova),
Tarvisium (Treviso), Tridentum (Trento), Verona, Vicetia (Vicenza);
nell'Histria: Cissa (Rovigno), Parentium (Parenzo), Pola, Tergeste
(Trieste);
nella Raetia II: Sabiona (Saben), Augusta (Augsburg);
nel Noricum: Aguntum (Lienz), Celeia (Celje), Tiburnia (S. Peter
im Holz), Virunum (Zollfeld);
nella Pannonia I: Scarabantia (Sopron);
nella Savia: Aemona (Lubiana).
La
situazione cambia completamente tra la fine del VI e l'inizio del
VII secolo a causa del cosiddetto scisma dei Tre Capitoli (provocato
dalla accettazione da parte di Roma della condanna di Giustiniano
sulle risoluzioni emanate dal Concilio di Calcedonia del 451) sostenuto
dal vescovo di Aquileia,
Paolino (557-569).
Di fronte alla minaccia longobarda, lo stesso Paolino si rifugia
a Grado assumendo abusivamente il titolo di patriarca e provocando,
con tale atteggiamento, la divisione del Patriarcato in due parti,
che verrà decisa ufficialmente poco dopo, nel 607: il vecchio
patriarca insediato ad Aquileia nell'ambito del Regno Longobardo
(ma di fatto con sede a Cormòns e poi, nel 737, a Cividale);
il nuovo patriarca insediato a Grado entro l'area di influenza bizantina.
Sul piano della giurisdizione ecclesiastica, la sorte delle due
circoscrizioni metropolite sarà d'ora in poi, più
che mai, legata agli avvenimenti militari e politici.
Il patriarca di Aquileia
vede progressivamente ridursi l'estensione degli antichi confini
metropolitici dalle invasioni avariche e slave fino alla definitiva
sistemazione del territorio da parte di Carlo Magno con la costituzione
di una nuova sede metropolitica a Salisburgo (798) e con la fissazione
del confine alla Drava tra questa e Aquileia
nell'811.
Il patriarca di Grado, di contro, vede attribuirsi quali
dipendenze diversi vescovati, che sorgono in questo periodo lungo
la costa veneto-bizantina. Nella disputa si rende ormai evidente
la partecipazione del nascente Stato veneziano, per il quale, in
parte autonomo e in parte dipendente dall'Impero bizantino, «rappresentava
una questione vitale riuscire ad affermare l'indipendenza religiosa
dal regno longobardo, che risultava garantita attraverso l'esistenza
di un proprio patriarcato».
La controversia fra i due patriarcati, e con essa la disputa sulle
giurisdizioni, si esaurisce nel 1180; con il compromesso
seguito alla pace di Venezia del 1177 il patriarca gradese cede
al patriarca aquileiese i diritti metropolitici in Istria, ad eccezione
dei proventi del vescovato di Capodistria; in compenso Grado, il
cui patriarca aveva già dal 1156 residenza stabile a Rialto,
viene riconosciuta metropoli della laguna, prerogativa che termina
nel 1451 con l'attribuzione del titolo patriarcale alla diocesi
veneziana di Castello e al suo vescovo Lorenzo Giustiniani.
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