Superato il tornante dell'età cesariana, sopravviene quella
che giustamente viene chiamata dagli storici la «pace augustea»,
che si prolunga oltre i confini del dominio di Cesare Augusto per
abbracciare un vasto arco di tempo tra il I secolo avanti Cristo ed
il II secolo dopo Cristo.
È
questa la vera età del decollo economico, della costruzione
di un grande emporio commerciale in Aquileia,
sorretto anche da un proprio vasto apparato industriale.
L'antica colonia dei veterani latini ora è una delle maggiori
città dell'Impero e come tale intrattiene rapporti in tutto
il mondo economico del tempo, come facilmente dimostrano i molti
suoi imprenditori, i «capitalisti» dell'epoca, sparsi
e attivi ai quattro punti cardinali.
Vetri, ambre, metalli, ceramiche e molti altri ricercati prodotti
aquileiesi superano facilmente le barriere politiche e quelle della
navigazione o del trasporto terrestre per raggiungere i più
lontani angoli dell'Impero. La pace regna ovunque, le mura di molte
città vengono abbattute per far posto, come dimostra la stessa
Aquileia,
a magazzini e a banchine portuali, al fine di incrementare gli scambi
economici e con essi la ricchezza e il comune benessere.
Tutto ciò porta inevitabilmente a una aspra concorrenza
dei territori provinciali e, lentamente, a un movimento di popolazioni
«barbariche» che tendono a superare le barriere alpine
per raggiungere le prospere terre mediterranee, che erano viste
come una specie di «terra promessa».
Le
prime avvisaglie si presentano già poco oltre la metà
del II secolo d.C.. Quadi e Marcomanni, tra il 166 e il 168, si
precipitano su Aquileia,
che resiste e su Opitergium (Oderzo), che viene invece distrutta.
L'incursione non trova alcuna resistenza ai confini. La loro sicurezza,
all'interno di un sistema pacifico, evoluto civilmente ed economicamente,
era stata esaltata appena una dozzina di anni prima dal retore greco
Elio Aristide, giunto a Roma «per pronunciare davanti all'imperatore
Antonino Pio un encomio dell'Urbe e del suo impero».
In fretta e furia l'Imperatore Marco Aurelio dà il
via alla costruzione di un primo e sommario sbarramento sulle Alpi
Giulie chiamato Praetentura Italiae. Passano alcuni decenni e nel
238 Massimino il Trace si porta all'assedio di Aquileia,
turbando e scuotendo la regione e la sua popolazione. Ciononostante,
questi primi pur tragici fatti non costituirono ancora elementi
decisivi per indurre i residenti a fuggire, ad abbandonare i propri
insediamenti, specie quelli isolati e sparsi nella campagna.
Anzi, è proprio durante il triennio dell'impero di Massimino
che vengono costruite o riattate molte strade, delle quali rimane
traccia nei miliari superstiti, anche se occorre ricordare che,
nel medesimo periodo di guerra iniziata da Massimino molti traffici
commerciali con le province germaniche vanno in crisi. Una svolta
decisiva è stata la distruzione di Castra (Aidussina),
che stava a guardia del valico del Pero sulla direttrice Aquileia-Ponte
sull'Isonzo-Emona (Lubiana), la battaglia del Frigidus fra
Teodosio ed Eugenio, e l'abbandono del limes pannonico fra il 394
e il 395. In questo quadro, la distruzione di Aquileia
da parte degli Unni di Attila nel 452 andrebbe considerata la punta
massima della fuga di residenti e del conseguente disuso di molta
parte degli insediamenti rurali.
E' il periodo storico degli agri deserti del basso Impero, e insieme
dei vuoti demografici, sensibili già nel III secolo e mai
più colmati.
Le grandi ville costruite nel tempo felice del primo Impero vanno
in rovina, ma spesso sono parzialmente rioccupate da piccoli gruppi
di popolazione locale, che possono così salvarsi dalla furia
delle invasioni.
Rimane tuttavia il fatto che nella regione friulana, in qualità
di area marginale dell'Impero, si era creato un mezzo deserto dopo
l'abbandono progressivo di gran parte degli insediamenti romani
tra il IV e il VI secolo, con una Aquileia,
già città dominante, ridotta a villaggio paludoso
ed un Forum Iulii destinato, per la sua posizione eccentrica relativamente
favorevole, a caricarsi del difficile compito di mantenere vive
le istituzioni in qualità di nuovo caput Venetiae,
ovvero centro capoluogo di tutta la regione orientale del vecchio
Impero.
«La gravità dell'espugnazione attilana di Aquileia
e delle sue conseguenze si misura anche dallo spostamento a Nord
dell'asse delle irruzioni successive: da Teodorico ai Longobardi,
agli Ungari, dopo il 452 tutti gli invasori, valicato l'Isonzo,
punteranno decisamente a Ovest per la via più naturale e
diretta, utilizzando il rettifilo della Stradalta (vecchia via Postumia)
e ignorando l'antica città, ormai svuotata di ogni attrazione
militare ed economica»
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