Al vescovo di Aquileia, trasformatosi in «patriarca»
(un secondo, si è visto, ne esiste nella vicina Grado rimasta
ai Bizantini) compete l'amministrazione spirituale della sua diocesi,
ma lentamente gli vengono concessi da principi e imperatori privilegi
e immunità soprattutto di tipo patrimoniale, tanto che poco
oltre la metà dell'XI secolo il vescovo si ritrova ad essere
il dominus della «piccola patria friulana», storicamente
ed etnicamente estesa tra i fiumi Livenza ed Isonzo, con pieni poteri
spirituali e temporali (tranne la sovranità che spetta all'Imperatore,
di cui egli rimane pur sempre un vassallo) su tutto il territorio.
La formazione dello Stato patriarcale si compie anche su sollecitazione
della valanga ungarica, che a più riprese si rovescia sulla
regione tra la fine del IX secolo e la metà del
X. L'incastellamento delle terre, oltre che fenomeno legato
al dissolvimento del potere centrale, è senza dubbio principalmente
dovuto al terrore ungarico, come del resto è provato dalla
rapidità con la quale gran parte dell'Italia settentrionale
provvede ad erigere castelli in ogni dove, spesso senza un piano
strategico o una precisa motivazione politica ed economica. E il
fenomeno, in una terra come quella orientale caratterizzata da un'alta
feudalità, non sarà di lieve importanza nello svolgersi
dei poteri e delle autonomie locali.
|